Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, dice no alla riforma europea sul copyright e ad una possibile link tax

Negli ultimi anni si sta sviluppando sempre di più la consapevolezza dell’importanza dell’universo di Internet e di tutto ciò che lo circonda, l’Europa se n’è accorta e si sta attivando in merito (vedi il G.D.P.R.). L’ultima riforma europea è sul copyright, in particolare si tratta degli articoli 11 e 13. Il primo riguarda la link tax, il secondo più in generale il copyright.

Dice Di Maio:

“Faremo tutto quello che è in nostro potere per contrastare la direttiva sul copyright al Parlamento europeo, e qualora dovesse passare decideremo se recepirla o meno”. E ancora: “Questo provvedimento ci riporterebbe indietro di 20 anni. Il governo italiano non può accettare passivamente questo. Le nostre soluzioni non passano per i bavagli”.

Anche uno dei padri del Web, Tim Berners-Lee, sul Guardian ha parlato esplicitamente di “strumento di controllo”

COSA PREVEDONO GLI ARTT. 11 E 13?

Art. 11: Nell’articolo 11 viene esplicitato, ha spiegato sul suo blog l’avvocato Guido Sforza , “un principio in forza del quale chiunque voglia pubblicare un link e/o uno snippet (l’estratto di due righe che segue il link pubblicato dai motori di ricerca e dagli aggregatori per anticipare all’utente il contenuto di una pagina web, ndr) avrà bisogno di un’autorizzazione da parte dell’editore del contenuto linkato e/o citato e dovrà pagare a quest’ultimo un compenso”. Ma i link, prosegue Scorza, come i collegamenti ipertestuali, le citazioni e gli snippet “sono parte integrante della infrastruttura immateriale di Internet e qualsiasi regola che li riguardi è una regola inesorabilmente destinata ad avere un impatto sul nostro quotidiano di cittadini digitali, oggi e, ancor di più domani”.

  • Per Di Maio si darebbe “un diritto per gli editori, i grandi editori di giornali, di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni introducendo anche una nuova remunerazione per l’editore”.
  • Per una portavoce della Commissione UE, in risposta a Di Maio: “non è questo il caso” di una tassa sui link, in quanto “la Commissione ha messo in chiaro” che “i diritti proposti per gli editori non impatteranno sulla capacità della gente di fare link ai siti dei giornali online”.

Art. 13: affinché non vengano violati i diritti d’autore, prevede un controllo preventivo di tutti i link che potranno circolare sul web in maniera tale da accertarsi che  (video, foto, testi, musica), attraverso un sistema automatizzato di controllo simile al content Id di Youtube.

Pericolo per gli utenti ?

Secondo il vicepremier questa norma sarebbe la più pericolosa.

Imporrebbe alle società che danno accesso ad una grande quantità di dati “di adottare misure per controllare ex ante tutti i contenuti caricati dagli utenti. Praticamente deleghiamo a delle multinazionali, che spesso nemmeno sono europee, il potere di decidere cosa debba essere o meno pubblicato. Cosa è giusto o sbagliato. Cosa i cittadini devono sapere e cosa non devono sapere. Se non è un bavaglio questo ditemi voi cos’è un bavaglio”.

Internet è sinonimo di libertà, la quale molte volte sconfina in “eccesso di libertà”, ma imporre ciò che è previsto da tale riforma sarebbe forse una costrizione eccessiva.

L’Italia fa bene a mantenere una propria posizione forte su temi del genere? L’Europa capirà?

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